A teatro

dicembre 2, 2008 di ilariapelaia

Il grande vetro del salone dal quale i bambini salutano è come il palco di un grande teatro. Ogni mattina salgono sul termosifone per avvicinarsi il più possibile al vetro, viso e mani incollati, occhi vispi pronti a ricevere un saluto speciale. Ecco genitori e nonni sfoderare facce buffe, mimare abbracci, far l’occhiolino e chi più ne ha più ne metta. Spesso poi succede che i bambini vogliano parlare dal vetro e naturalmente i genitori, e ancor di più i nonni, veri attori del saluto, non capiscono, così ti succede di fare da interprete parlando lentamente e molto forte: ”Ha detto che le vuole bene !”. Oppure: “Ha detto che ti aspetta all’una, non vuole dormire, ti aspetta !”
E allora il papà goffo che è già quasi al cancello torna indietro guardando l’orologio, correndo e soffiando, per ricevere l’ultimo bacio dal vetro teatro che ogni mattina, quasi all’alba, apre il suo sipario. Le migliori, però, sono sempre le mamme: occhi luccicanti, sorrisi pieni, braccia e mani che  toccano anche da fuori quelle dita piccole che si muovono svelte. E’ detto tutto in un’occhiata. Lasciano il cuore a teatro, insieme ad una vita.

Le neve

novembre 30, 2008 di ilariapelaia

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Stamattina è arrivata, bianca, morbida e gelida. A scuola è subito festa, a differenza di molti adulti che imprecano per via degli ingorghi e delle difficoltà. I piccoli sono magicamente attratti e ansiosi di vedere, toccare, annusare quella “farina” che cade dal cielo, come dice michela. E così, anche stavolta, ipotesi e conversazioni straordinarie prendono vita tra i più piccoli.

Paolo: io sul bianco non ci cammino;
Chiara: ma se non ci abbiamo l’ombrello ci rimane dosso come la carica dei 101 ?
Barbara: io adesso ci vado in mezzo e poi mi rotolo tutta e poi mi viene freddo che sto li impalata !
Francesco: vieni con me ? ci andiamo che mi piace tanto ?

Questo per tutto il tempo in cui anche solo una macchiolina bianca rimane in giardino. Ti chiedono di fare un pupazzo anche se ormai è completamente sciolta. Vivono un evento atmosferico come la magia più grande che esista. Lo stupore di cui sono capaci riesce ancora a colpirmi.

Chiacchiere e fantasia

novembre 23, 2008 di ilariapelaia

Ogni tanto ascolto le loro simpatiche conversazioni e colte così, spontaneamente, senza che gli adulti ci mettano lo zampino, risulta davvero sorprendente scoprire ogni volta di quanta fantasia siano dotati.

 

A tavola. P. si rivolge ad una compagna: “Sai che gli scoiattoli puzzano ?”

L’amichetta: “Perché ?!”

Risposta: “Loro non si lavano mai le ascelle perché non ci arrivano”.

 

Altro tavolo, sempre a pranzo, contesto adatto alle chiacchiere.

L.: “Ma i coccodrilli, come fanno a lavarsi i denti, che non hanno lo spazzolino ?”

Risposta: “Se li lavano con la coda, che ha le spine e glieli sfrega…”

 

Tappeto, ora della merenda. N., 4 anni: “Il mio papà e Ales fanno la pipì col cordone ombelicato, quello che c’hanno i bimbi nella pancia, ai maschi c’è rimasto”.

 

F. 3 anni: “Tata! Non alzare la voce… Le mie orecchie tribolano se tu urli.

Sempre F. parla di un’amico: “La cacca di Tavion (Ottavio) puzza come un rinoceronte che è malato!!

 

Frutta, verdura e super eroi.

novembre 22, 2008 di ilariapelaia

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I giorni trascorrono freneticamente tra virus e congiuntiviti. In questi periodi sembra di essere più infermiere che maestre. Improvvisamente viene la domanda trabocchetto: “Ila, perché ci ammaliamo?”.
Cavolo, sembra semplice rispondere ma non lo è. Sono piccoli, vero, ma é doveroso, da parte mia, dare risposte esatte, utilizzando parole a portata di bambino. Mi cimento: ammalarsi vuol dire che una minuscola particella, che respiriamo, un pò piena di raffreddore o di mal di pancia, lo fa venire anche a noi, soprattutto se siamo vicini a chi queste particelle le ha già respirate.

- Allora quando Mirko ci ha la febbre, la prendo anche io ? – dice Marco.
- Può darsi, potrebbe però accadere che tu sia abbastanza forte da non ammalarti.

- Allora se sto in frigo non mi ammalo!! – esordisce Marta.
- Beh, perché proprio in frigo?! – le chiedo.
- Perché li non c’é nessuno e allora neanche quelli ammalati !
- Basta, io mi chiudo in frigo.
- Bene le rispondo, vediamo se funziona, potresti uscire con un gran raffreddore però.
- No! – controbatte – Perché?!
- Perché il tuo corpo é molto caldo e il frigo contiene aria fredda e può far nascere delle particelle che accendono il motorino del raffreddore.
- Uffa!! – continua Marta arrabbiatissima – Ma si può sapere dove si deve andare per non ammalarsi allora ? In frigo no, sotto al letto no, che c’è la polvere, ha detto la mamma, a scuola ci sono gli omini invisibili che ci fanno ammalare e poi se mi sputa Pietro che quando parla sputa se ci ha il mal di gola me lo viene anche a me ! 

Non so come pormi di fronte a tanta rabbia, che non so placare, poi mi viene un’idea.

- Forse un modo c’è. Se tu, Marta bella, mangi molta frutta e verdura forse fai fare la lotta agli omini che vogliono farti ammalare insieme ai supereroi che ci sono nelle arance, pere, mele, spinaci, minestroni, e secondo te chi vince tra piccoli omini e supereroi ?
- I supereroi, però se mi fa schifo quella roba posso chiamarli che vengono fuori?
- No cara, loro possono vivere solo dentro al cibo, a te la scelta.
- Ci penso

Da ieri, giorno della nostra conversazione, Marta assaggia, anche se tra ghigni e lamenti tutta la frutta e ha addirittura provato le carote. Oggi mi ha detto: “Sai che dentro alla carotina ho visto il supereroe che passava?” Poi ha concluso che “un ciuffo di carotina è come una fatina che ti protegge dai raffreddori e anche dalla cacca brutta”.

La maschera di Federico

novembre 14, 2008 di ilariapelaia

Autunno inoltrato. Decidiamo di portare la stagione a scuola fabbricando simpatiche mascherine da indossare. Federico si mette subito all’opera, curioso, pronto ad incollare ed accartocciare. Dopo un pò chiede: “Mi aiuti ?” Ha due occhi neri e profondi ai quali è impossibile dire di no. E’ felice di giocare ed ansioso d’indossare la maschera che sta facendo con le sue mani.
Mi sposto per osservare anche gli altri, tutti presi dal lavoro che stanno ultimando. Ad un certo punto mi giro e vedo Federico con la mascherina appoggiata sul viso paffutello. Bene, gli dico, Valeria ti ha già procurato la cordicina per indossarla ?
No, risponde, me l’ho messa io…

Mi avvicino e guardo meglio. Federico ha le guance impiastricciate di colla, che regge alla perfezione la mascherina, la foglia di carta costruita con tanto impegno. Che dire, la purezza e la fantasia del pensiero, l’arte dell’arrangiarsi, chiamatela come volete, io la chiamo allegria, perché è questo che mi trasmette un bimbo che si “incolla”, con tutta la sua ingenuità, la mascherina sul viso.

Christian, tredici anni dopo.

novembre 13, 2008 di ilariapelaia

Passeggiando per un centro commerciale m’imbatto in una signora sulla cinquantina che chiacchiera con un ragazzo alto dai capelli lunghi. Subito mi torna limpido il ricordo di lui bambino che, sorridente e paffutello, con due gote da baciare, non aveva la minima intenzione di smettere il “pànnolo”. E’ cresciuto in modo sorprendente ma ciò che piu’ mi turba è come non mi sono resa conto di quanto tempo sia passsato, se non, appunto, rivedendo in lui il bimbo di tredici anni fa. Non riesco trattenermi dal fermarlo, la mamma mi guarda e subito non mi riconosce. E’ la prima volta che un genitore il cui bimbo ha frequentato la mia scuola stenta a ricordarmi. Ciò ha un’unica e semplice spiegazione: anch’io sono cambiata, per non dire “invecchiata”. E’ un dato di fatto.

Torno a Christian che, invece, ancora prima che io dica una parola, pronuncia entusiasta il mio nome: “Ilaria, mi ricordo, tu sei la mia maestra dell’asilo ! Mi hai tenuto in braccio e mi hai coccolato quando la mamma andava via e piangevo”. Però, niente male penso, allora tutta quella fatica non è vana, il bene si sente, la cura e le attenzioni che per anni gli dai forse rimangono come sottofondo quando cambiano e diventano grandi. Per un attimo i miei occhi sono dentro i suoi e rivedo il bimbo che era, non è banale e nemmeno retorico, la luce di quegli anni è viva. Christian mi saluta, tende il viso per darmi un bacio e dice: “Che bello l’asilo, adesso devo solo studiare… ciao !”

Quasi si vergogna, guarda in basso ma ha voglia di salutarmi calorosamente porgendomi la guancia. Lo abbracio e gli auguro buon proseguimento d’anno scolastico; forse lo rivedrò in procinto della laurea, forse mai più, ma un tatuaggio invisibile ci accomuna. Gli anni della scuola materna.

Le biografie illustrate per bambini di Barack Obama e John McCain. Tra rischi e retorica.

ottobre 29, 2008 di ivorosati

Solo una curiosità, una segnalazione, senza addentrarci in complicati ragionamenti a metà tra educazione e politica. Negli Stati Uniti sono uscite, giusto in tempo per novembre, alcune biografie dei due candidati alla casa bianca, Obama e McCain, illustrate e scritte appositamente per bambini. A leggere le recensioni si apprende del naturale approccio a metà tra il favolistico e il celebrativo, con i due candidati ritratti in quelli che potrebbero essere considerati momenti topici, immaginari o mitici delle loro vite e carriere. Obama davanti alla statua di Washington con in mano un libro di Martin Luther King, McCain incoronato per i suoi passati militari e per l’impegno civile. Il candidato democratico vince la sfida numerica, con ben tre libri contro uno, tre diversi autori, tre diversi editori. Per il senatore repubblicano, invece, è la figlia ventiquattrenne a firmare un libro con illustrazioni dedicato al padre, “My Dad”.
Ora, le ragioni pratiche per cui questi libri vengono messi sul mercato e perché, poi, possano piacere ed essere acquistati, sono certamente varie e differenti: 1) perché i figli influenzano i genitori nelle scelte politiche; 2) perché gli stessi genitori cercano d’indirizzare i bambini in un percorso di conoscenza civile forgiato sui loro credo personali; 3) forse perché, sull’onda dell’entusiasmo, si entra volentieri in possesso di qualsiasi gadget concernente il nostro eroe. Tutto questo in realtà non fa molta differenza e, purtroppo, risulta ormai piuttosto accettato, almeno in una realtà di mercato dove nessun comparto o nicchia viene risparmiata, nemmeno quando si tratta dell’infanzia.

Il fatto certo è un altro, che sempre più spesso il “politico”, inteso come battaglia per acquisire voti, condotta quindi con fini d’instradamento soffice o attraverso scopi di profitto, entra, seppur addolcito e temperato, nell’ambito della cultura e della formazione infantile, in una parola nel mondo dei bambini.
L’evidenza, in questo caso, è una sola: la scrittura didattica, la letteratura d’intrattenimento, la favolistica d’invenzione diventano territorio di marketing elettorale, nella fattispecie come promozione di un messaggio in cui il leader politico viene tradotto in “personaggio” magico, narrabile mediante iconografia e linguaggio per bambini.
Se da un lato, in questo modo, i bambini vengono messi al corrente del discorso politico d’attualità, che in un certo senso attrae ed interessa i genitori, dall’altro lato l’universo dei loro riferimenti, abitualmente fatto di giochi, immagini fantasiose e storie divertenti, viene sottoposto e bersagliato da comunicazioni   mirate a veicolare un orientamento.
In un caso del genere, per un genitore, l’unica risorsa disponibile è il proprio buon senso, valutando con attenzione la portata e la qualità dei messaggi contenuti in certi libri, in una parola, giudicando attentamente la retorica, lo scopo e l’eventuale retroscena di ogni “prodotto”. In Italia, per fortuna, certi paradigmi non si sono ancora raggiunti ma, come sappiano, il mondo anglosassone fa da esempio e anche spesso da storia.

 

La rete dei ricordi

ottobre 15, 2008 di ilariapelaia

Abbiamo attaccato al soffitto una vecchia amaca, sono state appese foto, sassolini, conchiglie e palette da mare, insomma tutto ciò che ai bambini ricordava la vita trascorsa in vacanza, a casa o altrove.

La rete è diventata un intreccio di esperienze passate e presenti, la loro vita appesa lì, pronta da contemplare per non essere dimenticata. E’ un modo per crescere nella consapevolezza che il vissuto è indispensabile al presente, per capire che il tempo scorre ma che ciò che siamo stati rimane.

Adesso la rete è pronta, loro sono soddisfatti del lavoro svolto e sanno che i buchi rimasti andranno riempiti insieme e che solo insieme potremo dare senso al vivere il tempo a scuola.

Picasso e le facce tinte

ottobre 14, 2008 di ilariapelaia

Oggi ci siamo truccati, nulla li ha mai fatti stare più fermi. In fila per due pronti a trasformarsi in animali, farfalle e pagliacci. Bellissimi, vivi e allegri. E’ arrivato il nostro turno: V. la mia collega e’ diventata un incrocio tra una tavolozza sporca e una fata, io un quadro di Picasso.

Nulla di definito, solo pasticciata dalla fronte al mento. Una delle sensazioni più belle mai provate, una cascata di visi colorati addosso, manine piccole e sporche pronte a sperimentare sul mio viso la voglia di colorare. Colorarlo e trasformarlo.

L’amico

ottobre 13, 2008 di ilariapelaia

Marco ha 4 anni è sveglio e ben inserito, unico difetto che non tocca cibo. Un mattino mi fa compagnia in ufficio, stiamo facendo delle fotocopie. Entra E., collega, psicologa e amica, ed esordisce così: “Ciao, sapete che ho conosciuto un bimbo di nome Marco (cita proprio il suo nome) che va volentieri a scuola ma proprio non vuole mangiare le cose buone della cuoca e non si sa perché ? Tu lo conosci ?”
Lui ascolta con attenzione, è a cavalcioni di un manico di scopa col muso di un pony ed ha un buffo cappello in testa. Pensa un pò e poi dice: ”Ciono io ?”
“No, è un bimbo come te che qualche volta ho incontrato…”, pausa. Io aggiungo: “E’ vero, me lo ricordo, era qui prima di te. Volevo sapere perchè non mangiasse nulla ma non mi ha mai risposto.”
“Lo so io” dice il piccolo, che ha capito tutto, “quel bimbo non mangiava pechè quello che fa la sua cuoca Giugi non gli piaceva, però, annusa col naso e poi se la sua maetra ce lo fa sentire lui puta, è un pò monello, cì”.

L’amica collega allora gli dice: “Dai, prova a convincerlo, se lo vedi !” Ma il bimbo risponde: ”Ma dove lo vedo ? E’ come me ? ”

Nessuna di noi gli risponde, lui aspetta un pò e poi fa: “Va bene, ce lodico ma non lo so se vuole”.
Arriva l’ora di pranzo Marco prende la forchetta e assaggia il piatto di pasta, mi avvicino senza dire niente, lui mi guarda e dice “Ho visto il bimbo che si chiama come me, ha detto che se io cento anche lui cente… però basta, ho già centito e mi piace pochino”. Un piccolo passo in avanti.
Il gioco di finzione, la fantasia, chiamatela come volete. A volte si tratta di guardare fuori con gli occhi dei bambini.